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Corso Formazione Assistente all'Infanzia


Ciò che mi ha colpito sin dal primo giorno di tirocinio è l'estrema attenzione che il Meyer riserva alla dimensione ludica del bambino, considerata come diritto fondamentale di ogni piccolo paziente. ln molti reparti sono infatti stati allestiti angoli di gioco e intrattenimento gestiti anche da volontari.
Tutte le stanze sono provviste di TV e videoregistratori, la ludoteca organizza vari laboratori creativi e nella bella stagione i bambini possono giocare all'aperto in uno spazio appositamente attrezzato.
assistente infanziaAl Meyer dunque si gioca, si ascolta musica, si gode di un ricco programma di spettacoli teatrali... Dell'équipe che segue i piccoli pazienti fanno parte non solo le figure strettamente sanitarie ma anche i volontari e gli operatori di "Soccorso Clown", attori specializzati nella "sdrammatizzazione" della malattia e del disagio. Il loro obiettivo è agevolare le terapie e ridurre lo stress da paura e sofferenza per rendere più sopportabile la deecenza ospedaliera.


Due casi


Una particolare tipologia di pazienti del Meyer è quella costituita dai bambini affetti da gravi patologie reumatiche. Tra questi Dario e Vanna, due bimbi davvero speciali. Dario, nato alla ventinovesima settimana, è sopravvissuto a un'emorragia, alla rottura del sacco embrionale, alla perdita di liquido amniotico, al distacco della placenta e al rischio di soffocamento a causa del cordone ombelicale avvolto attorno al collo.
Oggi è un bambino più alto della media, gran mangiatore, furbo come una volpe. Generoso, buono e molto intelligente. Ha voluto essere informato nei dettagli della sua malattia e quando il medico gli ha comunicato che poteva continuare a giocare a calcio è letteralmente impazzito di gioia. Non sopportava di essere considerato malato e quindi "diverso" e, di fronte alle mille raccomandazioni dei genitori, reagiva in modo oppositivo scatenandosi ancora di più.
Amava stare con me perché lo lasciavo andare a "briglia sciolta" ma nel momento in cui lo dovevo riprendere, non lo facevo mai di fronte agli altri bambini, salvaguardando cosi il suo orgoglio.


Vanna, invece, era gentile ma timida, con il viso sirnpatico spruzzato di lentiggini.
A soli 10 anni conosceva già la sofferenza a causa di una dolorosa malattia reumatica. Era sernpre contenta di venire al Meyer, le piaceva incontrare persone in grado di prendersi cura di lei. Era cicciotella e utilizzava il cibo corne "rifugio" da qualsiasi ansia. Con me era sempre molto affettuosa e io cercavo di farle esprirnere quelle emozioni che lei preferiva "ingoiare" con il cibo.
Non aveva una grande autostirna di sé e nemmeno grandi attenzioni da parte dei genitori, sempre pronti a sgridarla. Mi chiese esplicitamente aiuto, voleva essere come gli altri bambini. Ne parlai con il pediatra e insieme decidemmo di proporle una visita dalla dietologa che le consigliò di adottare le abitudini alimentari e di vita che io stessa le avevo precedentemente suggerito: più movimento, più verdure e meno dolciumi!

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