Alberico
Viso tondo e aspetto angelico, grandi occhi azzurri e capelli biondi, Alberico aveva 20 mesi. Non parlava se non stimolato dall'educatrice. Minore di tre fratelli, era stato concepito "per sbaglio" in un periodo di profonda crisi tra i genitori. La madre manifestò il suo disagio abbandonando la famiglia e lasciando solo il marito con i tre bambini. Alberico ha quindi vissuto i primi mesi di vita in assenza della figura materna e questo primo abbandono ha senza dubbio provocato negative conseguenze sulle sue capacità di relazione con gli altri. Discusso il caso all'interno dell'équipe, è stato deciso di affiancare al piccolo un'educatrice con il ruolo di mediatrice per la socializzazione. Il suo compito era aiutare Alberico a socializzare prima con pochi bambini e poi a integrarsi nel gruppo più ampio. Allo scopo è stata molto utile la piscina con le palline, un'attività ludica che Alberico amava molto e con la quale poteva gioiosamente confrontarsi con i coetanei. Ciò che destava preoccupazione era l'ansia che il bambino manifestava al momento dell'uscita, che sfociava in una vera e propria crisi di panico quando la madre arrivava con qualche minuto di ritardo.
Pian piano le cose sono andate sempre meglio e, proprio grazie all'asilo che lo ha aiutato e rassicurato, Alberico è oggi un bimbo sereno, in grado di interagire positivamente con gli altri. Alla fine del tirocinio Alberico aveva sviluppato un buon linguaggio, congruo per la sua età e in rapida evoluzione.
Boris
Poco meno di due anni e due grandi orecchie a sventola. Boris assomigliava a Cucciolo dei sette nani.
Proveniva da una famiglia in cui i ruoli non erano ben definiti:la mamma avvocato rientrava tardi la sera e, durante la giornata, il piccolo veniva curato da una baby sitter giovane e inesperta, molto permissiva, coadiuvata a volte dalle due nonne. Il bambino appariva disorientato e privo di quell'identità che solo un'attenzione diretta e poche ma ben precise regole possono garantire. Pur essendo un bimbo molto intelligente, era sempre scontento e oppositivo: non rispettava alcuna consegna, non esprimeva interesse per i compagni e stava continuamente attaccato alle gonne dell'educatrice, solitamente quella che lo accoglieva al suo arrivo. Mangiava poco e solo se imboccato e, se non accontentato, a volte manifestava comportamenti autolesivi.
Riunitasi per discutere del caso, l'équipe valutò che per garantire la serenità di Boris erano fondamentali due cose: una frequenza regolare dell'asilo e l'imposizione delle regole comuni. Gli obiettivi, anche se in tempi più lunghi del previsto a causa delle ripetute assenze per malattia, vennero raggiunti.
Quando terminai il tirocinio Boris era più sicuro di sé, attento alle regole e perfettamente cosciente di ciò che faceva nel momento in cui le trasgrediva. Mangiava e si addormentava da solo, non manifestava attaccamenti morbosi alle educatrici, partecipava con piacere a tutte le attività.
Era diventato un bimbo socievole, sempre sorridente e curioso del mondo che lo circondava. Insomma, un bimbo felice.